Il rumore della pioggia battente si sovrapponeva a quello delle lancette dell’orologio in un singolare jazz notturno: improvvisazione e regole, fantasia e ritmo.
Il temporale gli era da poco venuto in aiuto a spezzare la monotonia del tempo che passa e a portare un po’ di musica nell’assordante rumore del silenzio. Prima di quel momento ogni stante sembrava uguale a quello precedente, ogni pensiero sembrava parlare del suo riflesso.
E gli occhi? Erano chiusi o aperti? Non lo sapeva nemmeno più. Avrebbe potuto tentare di scoprirlo ma che importanza avrebbe mai avuto? Ormai era lì e non poteva più scappare.
Due cose era riuscito a capire tra tutti quei pensieri confusi ed uguali: ormai era una vecchia fiera in gabbia consumata dal desiderio di uscire ma consapevole di non saper più sopravvivere al di fuori di lì. La seconda è che rivoleva la sua vita con tutte le sue forze.
In fondo però era bastata un po’ di pioggia per rendere l’attesa più facile.