1. Incontro al Big Bang Moon

Avete idea di quanti miliardi di esseri umani ci sono al mondo? 5? 8?

Magari ormai siamo 10 miliardi, che ne so. Voglio dire, non ha importanza il numero preciso ma insomma, un numero così grande che nemmeno si ha la capacità d’immaginarlo. E ora ditemi, quante le probabilità di incontrare in un determinato posto ad un preciso istante non la persona che eravate lì ad aspettare ma il suo sosia esatto?

Impossibile vero? Lo so che state pensando questo, e non perché siate persone banali o di quelle odiose e saccenti che credono di essere realisti, ma soltanto perché in pratica non c’è nemmeno una cazzo di possibilità.A questo punto, avrete capito, non starei qui a farvi tutto questo giro di parole se a me non fosse successo. Quindi lasciatemelo dire: a me è successo!

Quello che non sapete è perché mi trovo in ginocchio nel mio stesso sangue con il viso tumefatto, con una pallottola in una gamba, forse, se sono fortunato, con solo qualche costola rotta, ma tutto questo non è poi così importante visto che la differenza la fa la pistola che mi preme contro la fronte. Cazzo non riesco nemmeno più ad alzare la testa, e fa male anche respirare. Non mi ero mai accorto di come fosse difficile respirare, lo facevo e basta, come tantissime altre fottute cose senza nemmeno rendermene conto. Pensateci al prossimo respiro, potrebbe capitare anche a voi di dovermi pentire di non averci mai fatto caso.

Devo dire che mi ci sto abituando a guardare da vicino la canna di una pistola ormai non riesco nemmeno più a portare il conto.. Mi viene da vomitare, e credo ormai di stare perdendo la percezione di quello che mi sta succedendo, non sento niente altro che il rumore delle gocce del mio sangue cadere e non riesco a smettere di fissarle: lentamente, quasi la gravità non avesse più senso, cadono, si deformano, precipitano e poi si perdono lasciandosi dietro soltanto dei cerchi e un rumore sordo, senza armonia. Cazzo non posso svenire sarebbe poco onorevole a questo punto.

Che dicevo? Dovete perdonarmi, perdermi nei particolari è sempre stato un mio difetto, mi faccio rapire facilmente da un dettaglio insignificante e così finisco per estraniarmi.. se sono qui forse è anche colpa o merito, magari, di questo perché, nonostante tutto sono riuscito a vivere come non avrei mai sperato.

Beh ma perché correre? Forse vi sto parlando degli ultimi istanti della mia vita negli ultimi istanti della mia vita (anche questa una cosa rara) quindi, a dispetto della morte, voglio farli durare, ne ho il diritto no? Quindi lasciatemi questo piccolo piacere sadico e fatemi ricominciare da capo.

Tutto ha inizio al Big Bang Moon, uno dei pochi locali sopravvissuti ai cambiamenti delle ultime settimane. Continuavo a guardare l’orologio e mi stavano anche iniziando a girare.

- Cazzo, possiamo stare solo 3 ore per strada e quella stronza si mette pure a fare tardi. – pensavo mentre la musica mi entrava nelle viscere, ma che mi aspettavo? tutto fatto ad arte per evitare di far pensare. Mi ero seduto al primo tavolo libero che avevo trovato, leggermente sulla sinistra lontano dagli altri e dal loro casino, spalle al muro rivolto verso l’ingresso in modo che mi potesse notare subito. Mentre pensavo a tutto questo finalmente la vedo entrare. Si era fermata sull’uscio, tutta bagnata come se fosse stata lì fuori ferma sotto la pioggia, con i capelli che le cadevano sul viso, i pantaloni zuppi fino al ginocchio, proprio dove si poggiava la tracolla a sacco che si era portata dietro. Non l’avevo mai vista conciata così ma era davvero da togliere il fiato. Diede uno sguardo rapido in giro e con calma si avvicinò e si sedette.

- E meno male che dovevi essere puntuale, qui se rimettono il coprifuoco non facciamo in tempo a fare un cazzo di nulla! – Glielo vomitai subito addosso non perché aspettassi da tanto o fossi realmente infastidito; o meglio un po’ mi era già passata, ma semplicemente volevo per me il gusto di essere subito in posizione di attacco e di superiorità, volevo mi chiedesse scusa.

Lei non rispose, si limitò a guardarmi fredda come non aveva mai fatto.- Beh ora sono qui, invece di lamentarti offrimi qualcosa, così puoi fare l’uomo anche senza gridare sai? Ti dico pure cosa potresti essere così gentile da offrirmi: birra. -

E che potevo fare, se non ordinare due birre? Voi che avreste fatto?

- Torniamo a noi – mi disse – visto che hai fretta facciamo quello che dobbiamo.. e poi non mi piace questo “posto”. -

- Ma dai, secondo me è carino; e poi vedi quanta gente che si diverte? E poi è tanto che non ci vediamo dammi un secondo.. o magari hai voglia già di andare da me.. -

Ricordo che Sara stette un attimo a guardarmi, portò due volte la bottiglia alla bocca e bevve piano. Silenzio, poi accennò un sorriso malizioso e mi disse alzandosi: – Hai ragione è tanto che non ci vediamo e poi guarda sono tutta bagnata e – avvicinandosi, sottovoce, continuò – ho voglia, andiamo via, ti prego. -

Non me lo feci dire due volte, mi alzai, buttai dei soldi sul tavolo e la guidai fuori verso la mia macchina. Non vi so dire nemmeno quanto tempo ci sia voluto per arrivarci, facevo tutto automaticamente, avevo un unico pensiero, o più probabilmente nessuno, dubito che gli ormoni siano capaci di pensare. Ricordo solo che ci ritrovammo in macchina, ricordo il mio sorriso ebete e compiaciuto per l’imminente scopata mentre guardavo nel retrovisore prima di partire, ricordo il rumore del colpo in canna, il silenziatore ad un centimetro dalla mia fronte e quello che mi disse:

- Ora stronzo hai pochi minuti per rispondere a quattro semplici domande e convincermi prima che mi rompa e ti spari tra le gambe e, dopo averti visto soffrire, in fronte. Voglio sapere chi cazzo sei, chi è Sara, che intenzioni hai e soprattutto perché ti trovavi al mio appuntamento. -

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